Note sul mercato del lavoro (8 novembre 2009)
I dati sul mercato del lavoro relativi al primo semestre del 2009 evidenziano gli effetti della crisi ma ancora in modo largamente incompleto. Infatti, il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre risulta pari al 7,4%, mentre le stime più accreditate indicano a fine anno un tasso che sfiora il 10%.
La crisi non ha colpito in modo omogeneo i vari settori di attività economica. La più colpita risulta l’industria in senso stretto, mentre il settore dei servizi ne sta risentendo meno. Diverso è conseguentemente l’impatto geografico della crisi, in relazione alle specializzazioni delle varie aree del Paese. Essa si avverte molto di più in Regioni come la Lombardia e il Veneto e meno nel Lazio, ma anche in Liguria. La riduzione occupazionale ha colpito soprattutto il Mezzogiorno.
I ritardi con cui gli effetti della crisi si stanno riflettendo sull’occupazione sono dovuti soprattutto al largo utilizzo della cassa integrazione guadagni, anche a causa dell’ampliamento delle possibilità di accesso da parte delle imprese adottato con il decreto anti-crisi relativamente agli ammortizzatori sociali. Occorre per questo attendere gli effetti completi della crisi sul tasso di disoccupazione, in relazione al comportamento più definitivo dell’imprese di fronte alla crisi e alla momentanea conservazione di posti di lavoro (effetto magazzino), in attesa di indicazioni più precise per quanto riguarda l’uscita dalla crisi.
La crisi occupazione sta colpendo in modo più forte gli occupati con contratto a tempo determinato e soprattutto i titolari delle forme atipiche contrattuali, caratterizzate da notevole flessibilità. Interessanti indicazioni provengono dagli occupati per titolo di studio. A fronte di un andamento stagnante o in contrazione riguardante tutti i livelli di istruzione, variazioni di segno positivo si osservano solo in corrispondenza dei titoli di studio più elevati. Questi effetti vanno tarati sul dato strutturale della maggiore incidenza dei laureati nel settore dei servizi , soprattutto alla produzione, rispetto a quello dell’industria in senso stretto. In ogni caso, nel secondo trimestre 2009, gli occupati con laurea o diploma rappresentano più del 60% dell’occupazione totale.
Un approfondimento è utile fare per quanto riguarda l’occupazione degli immigrati, tenuto presente che l’incidenza degli stranieri nel nostro Paese si avvia a raggiungere il 10% della popolazione residente. Alla fine del secondo trimestre del 2009, gli occupati immigrati si avvicinavano ai due milioni. Il tasso di disoccupazione degli immigrati nel secondo trimestre di quest’anno ha raggiunto l’11%, rispetto al 7,4% di quello generale. E’ interessante ricordare che negli ultimi quattro anno il tasso di disoccupazione degli immigrati ha raggiunto il minimo nel terzo trimestre del 2008 con il 5,1%.
Un ultimo aspetto degno di nota riguardante gli immigrati è quello dei ritardi nella concessione dei permessi di soggiorno e l’impatto sull’occupazione. Secondo il monitoraggio del Ministero degli Interni, dopo l’emanazione del decreto flussi del novembre 2007, solo il 23% delle quote era stato assegnato a giugno del 2008, mentre il rilascio di tutti i 170 mila permessi dovrebbe essere avvenuto a settembre di quest’anno. Con questi ritmi, il decreto flussi 2008, con le sue 150 mila quote di ingresso, produrrà probabilmente i suoi effetti anche nel 2010. Il ritardo nell’assegnazione dei permessi di soggiorno spiega naturalmente il perdurante sviluppo dell’occupazione straniera anche in un periodo di crisi come l’attuale. Ne deriva che l’impatto della caduta dell’occupazione nel suo complesso sia per il momento contenuta dalle dinamiche favorevoli che caratterizzano la componente straniera. Questo fenomeno non dovrebbe cessare anche nel prossimo futuro. Sebbene il Governo, alla luce della difficile situazione economica che il Paese sta attraversando, sia ricorso alla restrizione degli ingressi (da 170 a 150 mila), ultimamente con la manovra di questa estate ha approvato una nuova sanatoria finalizzata alla regolarizzazione degli immigrati. Si tratta sostanzialmente di una procedura di emersione che consente ai datori di lavoro di regolarizzare i lavoratori occupati presso di loro. Il provvedimento non prevede il numero chiuso e riguarda esclusivamente gli immigrati impiegati nel settore domestico. Con questa sanatoria si riafferma pertanto la centralità del settore dell’assistenza alle famiglie.
Roma, 8 novembre 2009

